
Si vuol vietare la diffusione di un'immagine
violenta perché essa viola la dignità della persona ritratta, o soltanto perché
essa infrange la barriera di cristallo dentro cui vogliamo difendere la
serenità della nostra vita al sicuro dai cannoni?
Ci ferisce ciò che quella immagine rappresenta, o a
volte porgiamo difese ad essa soltanto perché essa non turbi la nostra incolume
quiete?
È vera pietà per i morti la nostra, o soltanto
opportuna difesa per chi resta vivo e lontano da quelle atrocità?
Come se il non voler vedere, il non voler mostrare
simili morti potesse rendere il dolore delle guerre lontano dalle proprie vite.
Come se il voler negare simili atrocità volesse
affermare l'esistenza di un mondo migliore anche quando esso non esiste
affatto.
Ma allorquando si decida di negare la visione di
simili atrocità, per quanto poi si voglia gridare la propria assoluzione di
fronte ai conflitti in atto, la nostra indifferenza farà sì che saremo sempre
anche noi coinvolti, e se non come efferati perpetratori, lo saremo come
occulti censori o come silenti spettatori.
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